Cosmetici davvero “naturali”?

Non c’è una legge che stabilisca quando un cosmetico si può definire naturale o biologico, ma sul mercato è un trend redditizio. Inoltre, claim e packaging “verdi” sono usati anche se di ingredienti naturali ce ne sono pochi.

vasetto di crema poggiato su corteccia

Sempre di più i cosmetici si vestono di verde per infondere sicurezza, mostrarsi rispettosi dell’ambiente e attrarre così la platea sempre più vasta di consumatori sensibili al richiamo del naturale. Il bisogno di natura così come il desiderio di prendersi cura di sé sono cresciuti negli ultimi otto mesi, di pari passo con l’aumento dell’ansia, dell’incertezza e del distanziamento provocati dalla pandemia. Infatti, in questo periodo il calo dei consumi ha colpito molti settori, ma i cosmetici a connotazione naturale, in controtendenza, hanno registrato una lieve crescita. 

Doppia versione per catturare più consumatori

Bisogna dire che i prodotti “naturali” non sono più esclusiva di aziende specializzate di questo segmento, ma sono diventati parte della produzione di marchi non appartenenti al settore. Le aziende cosmetiche cavalcano questo nuovo trend mettendo nella loro gamma, accanto ai cosmetici tradizionali, anche quelli naturali e bio. Così i big di mercato mettono sullo scaffale accanto alla crema classica anche quella naturale o bio (certificata e non). E il packaging cambia, con gli ingredienti naturali protagonisti sulla confezione che si tinge di verde e si riempie di fiori e frutti. E non è tanto la leva del prezzo che li spinge. Abbiamo raccolto qualche prezzo di creme leader di mercato per capire e possiamo dire che, nei casi considerati, non sempre la versione “naturale” o “bio” costa di più. Le strategie del marketing possono essere diverse: puntare su una significativa differenza di prezzo tra le due versioni, per sottolineare la maggiore preziosità degli ingredienti naturali oppure non usare la leva del costo perché l’intento è di catturare quella fetta di compratori sensibili al “naturale” che con i prodotti a ingredienti “tradizionali” non avrebbe comunque raggiunto. Strategie che si possono anche combinare.

Naturale più sostenibile?

Bisogna considerare tutto il ciclo di vita dalla produzione allo smaltimento e non bisogna quindi cadere nella trappola dell’equazione naturale uguale sostenibile. Infatti, alcuni ingredienti di origine naturale possono determinare danni all’ambiente e, al contrario alcuni di origine sintetica, possono essere alternative più sostenibili. Ad esempio, il safrolo, un composto profumato contenuto nell’olio essenziale estratto dalle radici del sassofrasso, un albero presente in Asia, è molto usato per i prodotti cosmetici, soprattutto profumi e saponi e quindi vista l’alta richiesta si tagliavano sempre più alberi. Un’azienda ha sviluppato una molecola chimica, l’helional, che riproduce l’aroma delle radici del sassofrasso e ha salvato dalla morte più di 110mila alberi all’anno. Se si vuole un aiuto per riconoscere i prodotti (non solo cosmetici) rispettosi dell’ambiente esistono delle certificazioni ad hoc, come l’Ecolabel europea che però al momento è limitata solo ai prodotti a risciacquo (saponi, shampoo…). 

Come districarsi in questa giungla?

Un aiuto può venire dalle certificazioni. Infatti, ci sono produttori che ricorrono alle certificazioni volontarie che indicano nel dettaglio qual è la tipologia di ingredienti ammessi e quelli vietati, quali le procedure consentite affinché il cosmetico possa vantare in etichetta la denominazione “naturale” o “bio”. Per ottenere la certificazione i produttori devono sottostare al regolamento stabilito e pagare quanto dovuto all’ente che certifica la conformità e permette di apporre il bollino su uno o più prodotti. Ed è il bollino in etichetta che aiuta a identificare questo tipo di cosmetici. 

Occhio alle certificazioni

Quindi, le certificazioni sono una buona bussola, purché si tenga presente che non adottano gli stessi protocolli. Infatti, le diverse certificazioni stabiliscono propri requisiti che possono essere più o meno stringenti soprattutto sulla percentuale minima di ingredienti naturali e/o biologici. Per cui c’è addirittura chi non richiede alcuna percentuale minima di ingredienti naturali (purché non ci siano quelli vietati) e chi ne pretende almeno il 70% o di più. Mentre le percentuali richieste di ingredienti biologici per le certificazioni dei cosmetici bio sono in genere più basse. Non solo. La stessa certificazione può prevedere percentuali diverse a seconda del tipo di prodotto, ad esempio il 10% per la crema solare e il 60% per i profumi. 

Per quanto riguarda la lista degli ingredienti vietati (ad esempio, i derivati del petrolio) bisogna dire che, invece, le certificazioni fanno quasi sempre fronte comune.

Le certificazioni più note e adottate sono l’italiana ICEA, la tedesca BDIH, la belga Natrue e la francese Ecocert Greenlife. Anche qui, però, manca un tassello importante: la certificazione della sostenibilità ambientale del cosmetico. La maggior parte dei protocolli degli enti certificatori non la contempla, per cui se si vuole acquistare un cosmetico di cui sia certificata la sostenibilità ambientale degli ingredienti si resta senza bussola. Manca l’armonizzazione che darebbe una legge che stabilisce regole per tutti.